
del 2012-06-14

A mente fredda, dopo la scarica di adrenalina di domenica, ripercorro velocemente tutto l'anno sportivo.
Mi ritrovo al botteghino, con la vendita degli abbonamenti, con Luca che si affaccia alla porta e mi fa: quanti ne abbiamo venduti? Dai dai, che va bene!
Ci lasciamo con un: ci vediamo domani! Avevamo l'entusiasmo a mille.
Quel domani non è arrivato. Ma al posto suo una telefonata maledetta, mentre portavo gli abbonamenti in ufficio. Luca non c'è più.
Luca non lo conoscevo molto sotto il profilo sportivo,era il mio amico dottore, quello che stressavo di telefonate almeno tre volte a settimana. Commentavamo gli inizi di questa avventura durante le visite del mio bull, con l'entusiasmo di ragazzini.
Rivivo sulla pelle il dolore di quel momento e dei giorni a seguire: era talmente forte che tranciava il petto in due.
Ma la vita bene o male, per chi rimane quaggiù, deve andare avanti.
Si cerca di arginare il dolore con il ricordo, ma non è facile.
Inizia il campionato, con un posto vuoto.
Lascio il piano triste, perché sono convinta che Luca è ancora con noi, non per nulla abbiamo giocato col sesto uomo in campo no?
Mi viene da ridere pensando alle prime partite: per incitare i giocatori cercavo, insieme alla mia truppa, il nome dei nostri ragazzi sul giornalino...con un occhio stavo lì e con l'altro guardavo la partita..
L'imbarazzo dei primi saluti, le prime richieste d'amicizia su fb... poi pian piano il ghiaccio si scioglie.
L'arrivo poco dopo, mi pare verso novembre, dei primi Menenos, che rumorosamente, nota dopo nota risata dopo risata, hanno riempito di allegria e colore il palazzetto, riscaldando un pubblico alle volte un po'..scolorito..
Conosci i ragazzi, una parola tira l'altra, e quello che prima era un numero da collegare, adesso è diventato un fratello, un figlio, un amico. E non è un'esagerazione.
Ti ritrovi a messaggiare all'una di notte col coach, prima di una partita, perché l'adrenalina freme già un giorno prima. Il sabato sera l'uscita con gli amici diventa Palazzetto con dopo pizza.
Con imbarazzo, cancellando il solito messaggio mille volte per poi riscriverlo chiedi a uno Zivo o a un Barsa come va il ginocchio... non perché sei curioso, ma perché davvero sei preoccupato per lui.
Dopo un po' non sei è più un numero, ma un pezzo di puzzle, fondamentale, di una cosa più grande e profonda di una semplice squadra. Alle volte mi è parsa una famiglia... un po' allargata, ma una famiglia.
Non è sempre stato tutto rose e fiori, per me personalmente, che troppe volte ragiono di pancia e non di testa.... La gastrite da rabbia m'è venuta spesso... perché per quanto tu possa fare e cercare di farlo bene, per tanti non è mai abbastanza.
Non si pensa che magari dietro ad una piccola cosa, ci sono giorni e giorni di lavoro, e che la pallacanestro fondamentalmente non è, almeno per me ma credo anche per tanti altri, il lavoro principale...ma anzi, un'aggiunta ad una vita già frenetica di suo e le cose che tu fai per piacere (anche personale) diventano per tanti una pretesa, facendoti perdere la poesia e la voglia che ti porta avanti.
Ma anche questo, per me, è stato motivo di crescita personale.
Dopo trasferte, tachicardia a mille, sono passati nove mesi, e finalmente abbiamo partorito una finale da paura, con un Barsanti arrampicato sul canestro a tagliare la retina e mille e più tifosi in campo a festeggiare con tutta..la famiglia Arcanthea pallacanestro Lucca, e una bellissima, meritata e sudata promozione in DNA.
A malincuore, tiri le somme, e chiudi le porte del palazzetto.
L'avventura si arresta per l'estate...
Io rendo al custode le chiavi del botteghino e in cuor mio continuo a festeggiare.
Tiro finalmente fuori il costume e vi urlo un arrivederci a settembre belli carichi!!!!
Ma prima un grazie a tutti: squadra, coach, team, Menenos (7° giocatore in campo dopo Luca), tifosi vecchi e tifosi nuovi, sponsor, gestori del bar...e tutto il resto della truppa!
Ma un grazie particolare va a Marcello (il Menenos più giovane), per tutte le pause caffè ...(perché il tifo in Lucchesia brucia come il fuoco... ;)) , a Roberto Russo una grande roccia, a Massimo Casini, per le mille bottiglie d'acqua che m'ha portato.... Ma soprattutto ai tre Moschettieri...senza di loro tutto questo casino non sarebbe successo!!!
Un grazie urlato un po' più forte va a mio padre, un treno carico di adrenalina, per avermi inglobata in tutto questo, condividendo una passione che in me era nata alle superiori, regalandomi un anno ricco di emozioni!
Via, credo d'aver finito! Buone vacanze!!!
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